I pagamenti delle imprese italiane in graduale ripresa

Euler Hermes, società del gruppo Allianz, presenta l’8° Edizione del Report Mancati Pagamenti delle imprese italiane, un’attenta analisi condotta su ogni singola Regione e Provincia, comprensiva di un...

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Euler Hermes, società del gruppo Allianz, presenta l’8° Edizione del Report Mancati Pagamenti delle imprese italiane, un’attenta analisi condotta su ogni singola Regione e Provincia, comprensiva di un approfondimento per i diversi settori merceologici e che ha come base il monitoraggio giornaliero dei pagamenti di oltre 450mila aziende.

“Nel 2016 in Italia si è registrata una crescita dell’1% e il Paese ha continuato la sua lenta ripresa dimostrando una grande capacità di resilienza ai fattori politico-economici interni ed esterni. Il 2017 sarà l’anno in cui la domanda interna stenterà ancora (+1%) mentre l’export ripartirà (+2,2%) con € 20 miliardi di transazioni commerciali addizionali. Le politiche avviate da Trump garantiranno alle imprese del made in Italy una crescita addizionale dell’export sul mercato statunitense pari a 2.4 miliardi di euro, seconda solo alla Germania. Nel 2017 l’Italia registrerà una crescita moderata pari allo 0,8%, esattamente la metà della media dell’Eurozona. In un contesto incerto che potrebbe creare effetti negativi anche sugli indicatori di confidence delle imprese, l’Italia potrebbe perdere circa 0,3% di crescita", spiega Ludovic Subran, capo economista di Euler Hermes.

pagamenti

Lo stato di salute delle imprese italiane nel 2016 volge verso un sereno moderato e di conseguenza il trend dei pagamenti migliora su tutti gli indicatori analizzati per il mercato domestico. I giorni di incasso di un credito sono scesi sotto i 90 giorni e nel 2016 con una riduzione di 2 giorni si attestano a 86. A livello europeo solo la Grecia fa peggio. Un altro indicatore che segna un miglioramento sono i debiti scaduti che mettono a segno un decremento del 25%. I mancati pagamenti in Italia mostrano entrambi gli indicatori di frequenza (-6%) e severità (-13%) in contrazione rispetto al 2015. Il costo di un mancato pagamento in media per l’Italia è pari 14.000 euro. Bene anche le insolvenze aziendali, che hanno registrato un decremento del 9% nel 2016, ma i casi sono ancora più del doppio rispetto al precrisi.

“Durante tutto il 2016, la minore onerosità del debito bancario frutto anche di un’offerta creditizia finalmente stabile grazie alla politica accomodante della BCE, ha dato ampio respiro alle imprese che ne hanno saputo approfittare e conseguentemente valutare le scelte di investimento più opportune per la continuità del proprio business. I prezzi bassi del petrolio hanno poi sostenuto la ripresa della profittabilità delle imprese. Il miglioramento dei pagamenti tra le imprese è quindi frutto di una felice combinazione che include una maggiore solidità degli indicatori economici del nostro Paese e il contestuale miglioramento dei flussi di cassa in azienda che hanno impattato positivamente sulla solvibilità dell’intero tessuto imprenditoriale", dice Luca Burrafato, capo della Regione Euler Hermes Paesi Mediterranei, Medio Oriente e Africa.

Il miglioramento del trend degli insoluti si riflette sulla maggior parte delle regioni italiane ad esclusione di Lazio e Puglia dove gli indicatori mostrano lievi segnali di crescita. Anche nei settori il trend è prevalentemente positivo tranne nel tessile, che soffre la competizione nella fascia low cost, nell’automotive che ha subito alcuni incagli nella ricambistica sebbene il trend del settore volga al meglio e nel settore dei trasporti, da anni in difficoltà nel trasporto su gomma dove le aziende italiane devono far fronte al dumping di concorrenti esteri.

Sui mercati esteri, gli indicatori dei mancati pagamenti segnano un lieve incremento: frequenza +2% e severità +8%. Il 2016 è stato un anno molto complicato per gli emergenti e di rallentamento generale anche per le principali economie di destinazione dei prodotti made in Italy. Tessile e abbigliamento, elettronica ed edilizia sono i comparti che hanno sofferto maggiormente all’estero. L’insoluto medio è cresciuto fino ad arrivare a 23.000 euro. Per la prima volta dal 2012, l’indicatore che analizza il rischio di controparte estera (-2% nel 2016) sta cominciando a invertire il trend mostrando una maggiore rischiosità all’estero rispetto all’interno. In particolare, nei dieci principali mercati per l’export italiano, si prevede una ripartenza delle insolvenze aziendali: Stati Uniti (+1%), Regno Unito (+5%), Turchia (+5%). Le insolvenze rimangono su elevati livelli invece la Polonia (+3%) e la Cina (+10%).

“Export di prossimità è una delle principali strategie di business nel 2017. In quasi tutti i distretti stiamo registrando una ripresa degli ordini da controparti estere, quasi un ritorno del 'Made in', anche dove negli ultimi anni si sono registrati i principali segnali negativi (mobile e calzature). Molte filiere manterranno i virtuosi percorsi di crescita (ceramica, agroalimentare e meccanica) con uno sguardo anche ai consumi interni, segnalati in sostanziale area positiva. L’effetto positivo globale si vedrà sulle insolvenze che saranno previste in ulteriore calo (-5%) a beneficio di una generale tenuta del sistema produttivo nazionale”, commenta Massimo Reale, direttore rischi Euler Hermes Italia.

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