Procedono i lavori europei sul regolamento dell’euro digitale. Dal membro del Comitato esecutivo della Bce, nel corso della sua recente audizione in Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo, Piero Cipollone, arrivano notizie positive per i pubblici esercizi, che vedono la moneta elettronica come strumento utile a difendere non solo la sovranità monetaria ma anche come leva di abbattimento di una serie di costi che da sempre si ripercuotono anche su bar e ristoranti.
A inizio marzo, al Corriere della Sera, il presidente di Fipe Lino Enrico Stoppani aveva dichiarato: «Gli italiani prenderanno davvero confidenza con l’euro digitale solo quando lo useranno anche per pagare il caffè al bar. Il 50% dei pagamenti riguarda importi sotto i 20 euro. Oggi le transazioni sotto i 10 euro sono digitali solo nel 32% dei casi. Se si vuole fare crescere questa percentuale ed evitare che le autostrade digitali dei pagamenti siano belle ma deserte bisogna dare convenienza al commerciante».
Nell’audizione in Parlamento, Cipollone sembra sposare la direzione auspicata da Fipe e ha delineato un quadro in cui l’euro digitale non solo ridurrà il gap negoziale dei piccoli esercenti rispetto ai grandi operatori, ma porterà a un dimezzamento dei costi attuali grazie all’introduzione di massimali sulle commissioni ricevendo il pronto apprezzamento della federazione dei pubblici esercizi e del suo presidente. «Apprezziamo la posizione di Bce - ha dichiarato Stoppani -. Oggi i piccoli esercenti sostengono costi significativamente superiori rispetto ai grandi player. Vedere confermato l’obiettivo di diminuire sensibilmente i costi è un passo concreto verso l’equità di mercato».
Stoppani ha poi posto l’accento sugli emendamenti 992–995 in discussione al Parlamento europeo: «È tuttavia fondamentale che almeno in un primo periodo transitorio passi la linea di commissioni azzerate per i piccoli importi nei negozi fisici. Solo eliminando i costi sulle transazioni quotidiane potremo favorire una reale diffusione dell’euro digitale, scardinando l’attuale oligopolio, evitando così di replicare i modelli di costo dei circuiti privati che condannerebbero all’irrilevanza lo strategico progetto europeo della moneta digitale».