Da quando la musica in formato digitale ha scalzato il formato fisico di vinili e compact disc, la fruizione musicale – con l’importante eccezione di una radio ancora in discreta salute – è divenuta prima prerogativa dei dispositivi offline (ad es. lettori mp3) e, oggi, di servizi online in streaming come Deezer, Spotify e (per certi versi) YouTube.
Non è più necessario salvare e organizzare i brani sul proprio computer per poterli ascoltare (col rischio concreto di utilizzare canzoni scaricate illegalmente dalla Rete, violando il diritto d’autore): basta una connessione internet per avere accesso a miliardi di album e di playlist già confezionate, pronte per essere usate come musica di sottofondo nel proprio bar o ristorante. All’estero la musica in streaming nei pubblici esercizi è già una realtà assodata, e anche nel nostro Paese si prevede l’arrivo di servizi appositamente pensati per il nostro settore.
Per il momento, mentre nel caso di Spotify non è chiaro se sia effettivamente consentita la riproduzione nei locali pubblici in Italia (la sezione dedicata sul sito, che qualche giorno fa negava questa possibilità, pare non esista più), questo è possibile nel caso di un sito internet con funzionalità molto simili, Deezer – previo pagamento SIAE. A proposito: neppure la vecchia Società Italiana degli Autori ed Editori è al riparo dall’ondata di novità che arriva dal Web. In molti in Italia, non a torto, si sono posti una domanda: perché pagare la SIAE quando i brani trasmessi non sono depositati SIAE ?
Il caso della gelateria di Trastevere che ha ottenuto ufficialmente la possibilità di diffondere musica non protetta da copyright sta facendo scuola.
E c’è chi ne ha fatto un business: Jamendo è un servizio dedicato a bar e ristoranti che vogliono musica di sottofondo senza l’onere delle tasse e sono disposti a trasmettere artisti emergenti anziché le solite hit. Sulla stessa linea c’è anche un'altra azienda internazionale, Soundreef .
Il Vocabolario prosegue, ci vediamo alla T!
Massimo Airoldi (@massimoairoldi)
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