Cresce ancora la quota di cibo che, nel nostro Paese, finisce nella spazzatura. Il conto salato arriva dal Rapporto “Il caso Italia 2025” dell’Osservatorio Waste Watcher International, elaborazione Ipsos/Università di Bologna in occasione della 12ª Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, il 5 febbraio, fondata dalla campagna Spreco Zero.
Considerando l’intera filiera, lo spreco alimentare in Italia rappresenta un controvalore di 14,1 miliardi di euro per 4,5 milioni di tonnellate di prodotti, sfiorando i 140 euro a testa l’anno (139,7) contro i 126 euro del 2023. Lo spreco più grande arriva proprio dalle nostre case, con un costo di 8,2 miliardi di spreco.
Ma quali sono i cibi più buttati? In testa troviamo la frutta fresca, seguita dal pane e poi dalla verdura, l’insalata e infine aglio e tuberi come le patate. Si spreca più cibo nelle case del sud e del centro Italia, e in generale sono soprattutto le fasce sociali più deboli a buttare maggiore cibo, circa il 26% più della media generale.
Tra gli Obiettivi Onu 2030 c’è quello di dimezzare proprio lo spreco del cibo: «Per quella data - spiega il direttore scientifico Waste Watcher e della Giornata, di cui è anche ideatore, Andrea Segrè -, lo spreco si dovrà attestare a 369,7 grammi settimanali, e per farlo dobbiamo tutti tagliare, ogni anno da qui al 2029, circa 50 grammi di cibo a settimana a testa».