Se sei donna, bevi light

Il cocktail è maschio... o femmina? La domanda, che all’apparenza sembra priva di senso a meno che non la si leghi a una presunta identificazione linguistica - il Moscow Mule, la Caipirinha - sta in r...

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DonneIl cocktail è maschio... o femmina? La domanda, che all’apparenza sembra priva di senso a meno che non la si leghi a una presunta identificazione linguistica - il Moscow Mule, la Caipirinha - sta in realtà suscitando un vivace dibattito negli Stati Uniti. Paese che, si sa, è molto sensibile al politically correct, fino all’eccesso. E che quindi non ha per niente gradito l’iniziativa di Los Politos III, un ristorante messicano di Brooklyn che ha proposto una carta dei cocktail differenziata: per uomo e per donna. Accuse di sessismo, commenti feroci sui social network, inviti al boicottaggio. Che non hanno smosso di un millimetro il proprietario e barista, nonché promotore dell’iniziativa, Leo Vasquez. Lui ha tirato in ballo la filantropia: “L’ho fatto per proteggere le donne. Reggono meno l’alcool degli uomini e alla fine escono di qui ubriache, diventando facile preda di chi vuole approfittarne”.

La carta “al femminile” è diversa in tutto e per tutto da quella “al maschile”: i cocktail hanno nomi più delicati, come Pink Sangria o Red Passion e un minore quantitativo di alcool. Il Red Passion, per esempio, è a base di Alize, limonata e succo d’arancia, per un totale di alcool del 16%, mentre un Mexican Ice Tea per uomini con tequila, rum, gin, vodka e kalhua sfiora percentuali dell’80%. E ancora: il Melon Ball è a base di midori e ananas, con una piccola percentuale di vodka. La minore quantità di alcool, a detta dei gestori, ha migliorato la vita di tutti: delle clienti, innanzitutto, che rimanendo più sobrie hanno un migliore controllo della situazione, degli appuntamenti a due e anche della rivalità con le altre donne. Pare infatti che, complice qualche bicchierino di troppo, siano nate vere e proprie risse al femminile per la conquista delle attenzioni del belloccio di turno. E di conseguenza, ha facilitato la gestione dell’ordine anche ai proprietari. I drink al femminile, chiaramente, costano meno: 9 dollari contro i 12 della versione per machi, che sa di testosterone anche nei nomi, da Zombie a Incredible Hulk. Tanto per non fare torto a nessuno, c’è anche una sezione “intermedia”, con i più classici Margarita e Mai Tai, ma a sentire il barman, orientarsi sulla scelta di genere è diventato “un gioco divertente” e per la via di mezzo non opta quasi nessuno.

Eppure, tutto questo divertimento, se esiste non è condiviso, viste le polemiche che si sono subito scatenate sui social e sui principali siti di critica gastronomica. Molte femministe dei giorni nostri hanno gridato allo scandalo: “Anni a lottare per l’emancipazione e la parità e ci dobbiamo sentir dire che non possiamo bere quanto gli uomini. Vogliamo essere libere di decidere”. C’è anche chi ha dato della scelta di Los Politos III una lettura psicologica: “Ancora con questa storia che gli uomini vogliono proteggerci. Sappiamo badare a noi stesse. Chi si sbronza, se ne assume la responsabilità, anche se è donna”. Più in generale, la trovata del locale di Brooklyn è sembrata a molti una mossa pubblicitaria – efficace, bisogna dirlo – per far parlare di un posto che, diversamente, non sarebbe salito facilmente agli onori delle cronache. C’è persino più di un uomo che, scherzosamente ma non troppo, ha protestato sostenendo che, senza alcool, le donne non si sarebbero lasciate andare volentieri, finendo con l’essere meno disponibili.

Di fronte a rischi oggettivi e al pericolo di una facile propaganda, resta da capire quanto sia ipotizzabile che anche da noi venga proposta una carta dei cocktail “in rosa”. Non molto, a quanto pare, e non certo per scarsa sensibilità dei barman. Alberto Giannanti, titolare del Belvedere 1966 di San Donato di San Miniato (Pi) e presidente dell’Unione Barmen Italiani, spiega a Mixer: «In Italia, forse fatta eccezione per alcune regioni del Nord come il Veneto dove la tradizione alcolica è più sviluppata, le donne abitualmente non bevono in eccesso. Né si abbandonano a risse o comportamenti sconvenienti. Non penso quindi sia necessario arrivare a proporre una carta differenziata: un barman sa, con esperienza, preparare un long drink più leggero, che nulla toglie al gusto, ma con minori effetti su chi lo beve». Si tratta però di iniziative singole, o che rispondono alle richieste specifiche delle clienti. A contribuire alla scarsa tendenza all’eccesso, anche il controllo rigoroso sulle strade, per chi deve mettersi alla guida, che rappresenta un disincentivo importante al bere, specialmente tra le donne. Diverso il caso di paesi come gli Stati Uniti o l’Inghilterra dove la tendenza a uscire con la propria auto è decisamente meno comune. M

Cosa dice la medicina

Polemiche o meno, è un fatto che per quanto l’abuso alcoolico e i danni relativi rappresentano un problema con prevalenza più alta negli uomini che nelle donne, il tasso di iniziazione al bere delle donne è in costante crescite dagli anni Novanta e rappresenta quindi un potenziale supporto al restringimento della distanza di genere. Inoltre, studi clinici hanno dimostrato che assumendo dosi uguali di alcool nelle medesime condizioni, le donne raggiungono una concentrazione di alcool nel sangue più elevata rispetto agli uomini. Non solo: dal momento che l’alcool si diffonde nell’acqua e che la donna ha meno acqua corporea rispetto all’uomo, quanto ingerito si diluisce meno. E gli ormoni femminili, estrogeni e progesterone, potenziano l’azione dell’alcool.

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