Mangiare una pizza al ristorante può costare meno che realizzarla a casa. A rilevarlo - si legge sul sito dell’agenzia Adnkronos - è un’elaborazione condotta da Napoli Pizza Village, la manifestazione che si svolgerà dal 17 al 25 giugno sul Lungomare Caracciolo, celebrando così, per il settimo anno consecutivo, l'Arte dei pizzaiuoli napoletani, candidata a Patrimonio dell'Umanità, per la Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell'Unesco.
Nel caso della pizza “casalinga” - dice l’indagine - si spendono mediamente 8,73 euro. Se invece si prende in esame la ristorazione, il prezzo medio di un menu base con una Margherita e una bevanda è di circa 9,22 euro nella maggior parte delle città italiane considerate. Si discostano dalla media soltanto Napoli con 6,73 euro - il prezzo più basso d'Italia -, seguita da Palermo con 7,53 euro, Vercelli con 7,69 euro e Cagliari con 7,75 euro. La città più cara è invece Varese, dove per gustare una pizza si spendono fino a 11,58 euro.
Osservando la classifica, le prime 20 Province con il prezzo più basso si trovano al centro-nord: Livorno si classifica quinta con 8,04 euro, seguita da Rovigo con 8,09 euro, Belluno con 8,15 euro, Brescia con 8,23 euro, Alessandria con 8,27 euro, Ascoli Piceno con 8,34 euro, Udine 8,42 euro, Verona con 8,61 euro e Rimini con 8,84 euro.
Il business della pizza, che conta 183.000 pizzerie in Italia, oltre a far lavorare circa 1 milione di persone, crea un indotto economico alla filiera coinvolta: produttori di farina, olio, pomodoro e lievito, pari a oltre 10 miliardi di euro equivalenti al doppio del Pil del Giappone, la terza potenza al mondo.