Ca’ di Rajo, passione antica per gli autoctoni e la bellussera

Se vi dicessi che dall’alto un vigneto può sembrare un enorme nido d’ape probabilmente mi prendereste per pazzo. Eppure a volte capita: o almeno capita a Cà di Rajo. Merito, detto per inciso, della st...

Condividi l'articolo

Se vi dicessi che dall’alto un vigneto può sembrare un enorme nido d’ape probabilmente mi prendereste per pazzo. Eppure a volte capita: o almeno capita a Cà di Rajo. Merito, detto per inciso, della strabordante passione di una famiglia il cui capostipite, nonno Marino, ha appena festeggiato l’80esima vendemmia, e al momento non ha nessuna intenzione di appendere, per così dire, le forbici al chiodo. Ma andiamo con ordine: l’ossessione per la viticoltura a Rai di San Polo di Piave - bellissimo comune in provincia di Treviso - sede della cantina, ha radici profonde: risale infatti a più di 80 anni fa, anche se nel 2005 prende la forma di Cà di Rajo, brand creato dal nipote di Marino, Simone, oggi alla guida dell’azienda insieme ai fratelli Fabio e Alessio. Timonieri giovanissimi, va detto, ma ambiziosi e – anche loro – con i piedi ben piantati nell’amata terra, dato che dai circa 100 ettari di vigneti (tra Veneto e Friuli) e dalla cantina escono Prosecco, Malanotte, Raboso Piave Doc, Manzoni bianco, Pinot grigio, Chardonnay, Sauvignon, Cabernet sauvignon, Cabernet franc, Merlot, più escursioni in zona marzemina bianca e Manzoni rosa in rarissima versione spumantizzata, esportati attualmente in più di 50 paesi. 

VALORIZZARE LA TRADIZIONE
Ed è proprio questa la chiave per interpretare il lavoro di Ca’ di Rajo: un Veneto anomalo (almeno nel quadro attuale), che non mira ad inseguire facili guadagni sulle ali dell’ ‘uva d’oro’, ma è impegnato piuttosto nella valorizzazione degli autoctoni e nella salvaguardia delle bellussere, un antichissimo metodo di allevamento messo a punto proprio in territorio trevigiano, alla fine dell’800, dai fratelli Bellussi di Tezze di Piave. La bellussera, che oltre ad un metodo di allevamento è anche uno splendido esempio di architettura di paesaggio, è oggi purtroppo in via di estinzione.  Sviluppata in un momento storico in cui in Francia si sviluppavano guyot e sylvoz, la bellussera permise insieme di combattere la peronospora e sfruttare al massimo le risorse della terra. Nel vecchio modello rurale ottocentesco, infatti, le campagne del Piave erano coltivate in mezzadria, lasciando ai contadini solo un terzo del raccolto. I vigneti a bellussera, che sostanzialmente sono vigneti in elevazione, tendono i tralci vitati a oltre due metri d’altezza, utilizzando paletti di legno lunghi anche 4 metri, uniti con fili di ferro sulle sommità a formare una specie di tettoraggera, evitando così che l’umidità della terra crei le condizioni per lo sviluppo della peronospora e inoltre permettendo, visti gli ampi spazi tra i filari, di coltivare ortaggi e fieno per la sussistenza della famiglia e del bestiame. Soprattutto gli altissimi costi di manutenzione, le capacità tecniche necessarie al suo allestimento e le concezioni moderne della viticoltura, più orientate all’”usa e getta”, hanno decretato la fine di questa tipologia di coltivazione, che rimane tuttavia un oggetto di culto per la sua bellezza estetica, clamorosa in vista aerea, oltre che per l’efficacia e l’indiscutibile qualità del frutto maturo. 

ICONEMA, SIMBOLO DELLA BELLUSSERA
All’importanza del mantenimento delle tradizioni Cà di Rajo, che di vigneti a bellussera ne possiede ben 15 ettari, dedica una bellissima bottiglia, Iconema, che porta in sé le stimmate della bellussera, visto che sull’etichetta è appunto iconizzata la vista dall’alto del vigneto, ma che è soprattutto un rarissimo Tai (ex Tocai) Doc Piave ottenuto da uve, allevate a bellussera, di una vite ultracentenaria. Un vino magnifico, salino, iodato, dalla spalla larga, dalla boccata ammaliante, giustamente alcolica, con un chiarissimo sentore di cedro candito. Merito del terreno, certo, la zona del Piave è celeberrima per la spinta sapida dei suoi vini, ma anche, voglio credere, di queste bellissime viti che raccolgono in sé una storia talmente nitida da risultare quasi tangibile, ad ogni boccata. Altro splendido esempio di vino prodotto dalla cantina è il Malanotte, ho assaggiato il 2013 e devo ammettere che questo Raboso da uve surmaturate in pianta ha una spinta rabbiosa, un eccellente corpo sostenuto da un bellissimo frutto e una confortevole boccata da ciliegie sotto spirito. Completo il panel degli assaggi con questo lodevole Manzoni (traminer incrociato con trebbiano) Rosa spumantizzato, bellissimo color salmone, bella spinta floreale al naso, boccata piacevole e non eccessivamente persistente.

Romagnolo verace, Luca Gardini inizia giovanissimo la sua carriera, divenendo Sommelier Professionista nel 2003 a soli 22 anni, per poi essere incoronato, già l’anno successivo, miglior Sommelier d’Italia e – nel 2010 – Miglior Sommelier del mondo.

L'autoanalisi semplice e diretta che serve al barista

04 giugno 2019 | Redazione

Le cinque W sono una presenza immancabile in tutti i corsi di giornalismo, un mantra dolce e confortante a cui aggrapparsi nell’impostazione di ogni articolo di cronaca, un facile ed efficace mezzo pe...

Notizie correlate

Birra alla spina in crescita: 32 Via dei Birrai punta sui fusti da 20 litri

17 aprile 2026 | Redazione

La birra alla spina cresce nel canale Horeca: 32 Via dei Birrai lancia i nuovi fusti da 20 litri, puntando su qualità, freschezza e sostenibilità per il consumo fuori casa.

Vini dealcolati, +90% la produzione italiana nel 2026 (con una quota export al 91%)

15 aprile 2026 | Redazione

Nel 2026 crescerà del 90% la produzione italiana di vini dealcolati. Dopo anni di stallo legislativo, i prossimi mesi segneranno infatti l'avvio della produzione anche nel Belpaese che, per il 91%, sa...

Come gli italiani scelgono il ristorante? Tra recensioni e passaparola, la survey di TheFork

14 aprile 2026 | Redazione

In un panorama caratterizzato da un’offerta culinaria sempre più ampia (sono oltre 300 mila imprese di ristorazione attive in Italia, secondo l’ultimo rapporto Fipe) e da una grande quantità di inform...

Nasce Dallagiovanna Partner, network di ambasciatori del brand scelti in tutta Italia

13 aprile 2026 | Redazione

“Dallagiovanna Partner” è il nuovo progetto di Molino Dallagiovanna che riunisce un network selezionato di professionisti dell’arte bianca, tra pizzaioli, pastai, panificatori, pasticceri, ristoratori...

Europa Palace Sanremo entra in Small Luxury Hotels of the World e Michelin

10 aprile 2026 | Redazione

Europa Palace Sanremo annuncia il raggiungimento di due importanti traguardi nel panorama dell’ospitalità internazionale: l’ingresso nella prestigiosa collezione Small Luxury Hotels of the World (Slh)...

Abbonati al magazine

ANES, come partecipare alla B2B Marketing Conference
10 2025

L’appuntamento è a Milano il 22 ottobre 2025 alle ore 9.30, nell'Auditorium Giò Ponti di Assolombarda. La giornata sara’ l’occasione per celebrare il tradizionale B2B Special Day, giornata dedicata al...

Vuoi avere molto, molto di più? Registrati gratuitamente per avere accesso alle funzionalità avanzate
Registrati