Boiler Room e il dj sta davanti a tutti

Una visibilità mondiale senza precedenti ha portato una tendenza chiamata Boiler Room a diventare il primo show musicale dal vivo credibile e adattato ai tempi moderni, quindi in pieno tempo di social...

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Una visibilità mondiale senza precedenti ha portato una tendenza chiamata Boiler Room a diventare il primo show musicale dal vivo credibile e adattato ai tempi moderni, quindi in pieno tempo di social. Boiler Room è una locuzione che sta a indicare un dj ripreso in primo piano da una telecamera dietro alla quale la gente balla.

Il tutto ripreso per la gioia degli amanti dei social network che in questo modo possono vedere, apprezzare, sostenere e condividere dj di ogni estrazione. Un’ottima idea anche a livello imprenditoriale, questa: i filmati sono brandizzabili e facilmente suddivisibili in canali e target. Come in un canale televisivo qualsiasi e tradizionale, presentatore, ospiti, regia e pubblico (qui danzante e sempre in secondo piano) fanno la differenza e valorizzano il protagonista. Che è il dj, impegnato nel suo personale set. Fabio Di Pinto - professione, direttore artistico - mette in evidenza il concetto innovativo del ‘dj davanti e dietro… tutti quanti’. Secondo Di Pinto, questo è il vero modo di fare clubbing e dare importanza alla musica. “È l’evoluzione da tre anni a questa parte. Il fatto stesso che una telecamera non sia alle spalle di chi presiede la consolle è di per sé rivoluzionario. Una cosa che porta il pubblico a sentirsi in un privé davvero esclusivo. Il futuro è tutto qui: nella boiler room”.

Il 6 e 7 novembre Boiler Room avrebbe dovuto sbarcare in Italia, prima a Firenze e poi a Venezia. Sarebbero stati due showcase organizzati dalle realtà più floride in loco, ovvero Bosconi e Vae Victis. Ma è saltato tutto e non si capisce ancora il perché. Marco Sanseverino - dj, producer, ideatore di club - all’ingresso della sua scuola per dj ubicata a Milano, la Re.Creative 12.0, ha degli schermi lcd che ripetono in continuazione filmati di boiler room varie. “È un fenomeno, questo, che ha dato la possibilità a dj famosi e non, di farsi conoscere”, puntualizza Sanseverino. “Una volta compravi una compilation e oggi invece ti guardi una boiler room: più che un dj set è, sì, un biglietto da visita. E fino a che sarà una realtà pilotata per veicolare un marchio, allora andrà bene; quando invece diventerà una sorta di fashion tv, allora la boiler room si snaturerà. Paradossalmente, solo il business potrà uccidere la boiler room”.

Bisogna tenere poi conto della location. “Perché di città in città cambia la predisposizione del pubblico (ma questo accade anche nel dj set canonico). Poi bisogna distinguere tra contenuto (il dj) e il contenitore (la boiler room). Quelli di Boiler Room in fondo non sono dj set spontanei: si tratta di una produzione televisiva curata, e nulla è fatto a caso”. Ma questo del dj sul piccolo schermo non è il primo esperimento: “Circa sette anni fa fu organizzato un collegamento disco-to-disco che coinvolse un pool di locali. Ma erano altri tempi, le connessioni Internet erano pessime e, nonostante la linea Isdn, venne fuori un risultato un po’ così. Invece, con la banda larga oggi non c’è più problema”.

Info su boilerroom.tv

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