Barman, tempo di gare e talent. INCHIESTA e GALLERY

Se c’è una categoria professionale in grado di offuscare la popolarità degli chef, è quella dei barman. E preparatevi: la rivoluzione è già iniziata. Ne sono prova, per esempio, la grande offerta di c...

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Se c’è una categoria professionale in grado di offuscare la popolarità degli chef, è quella dei barman. E preparatevi: la rivoluzione è già iniziata. Ne sono prova, per esempio, la grande offerta di competizioni e il vivace interesse di aziende, pubblico e media. Tv inclusa. Già, perché dopo il successo della prima edizione di Mixologist la sfida dei Cocktail, il talent dedicato ai bartender condotto da Flavio Angiolillo e da Leonardo Leuci trasmesso lo scorso autunno su DMax e presto in onda con la seconda stagione, la televisione italiana ha aperto per la prima volta le porte ai barman. Che oggi sono chiamati non solo nell’inedito ruolo di ospiti di puntata, ma a volte pure al timone di trasmissioni ad hoc. È accaduto di recente anche con Music & Cocktail, condotta dal barman Marco Russo e dal musicista Alioscia Bisceglia-. Per saperne di più, abbiamo coinvolto sei professionisti del settore, scelti tra “maestri laureati” e giovani talenti emergenti. I loro nomi, in ordine squisitamente alfabetico? Flavio Angiolillo, Flavio Esposito, Giorgio Facchinetti, Diego Ferrari, Leonardo Leuci ed Erica Rossi. Ecco la prima parte: LUNEDI' 18 GENNAIO ON LINE IL PARAGRAFO SU TALENT TELEVISI E SCENARI FUTURI!!!



LE GARE
Nell’ultimo ventennio in Italia le competizioni per bartending hanno subito una radicale evoluzione. «Vent’anni fa le gare erano organizzate quasi esclusivamente dall’AIBES: ai concorrenti era richiesta una piccola quota di partecipazione e ai primi tre arrivati era offerto un attestato di partecipazione. Insomma, c’erano pochi soldi e pochi giornalisti interessati agli eventi (e solo di riviste di settore). Oggi lo scenario è decisamente più variegato e ricco: così come accade da tempo all’estero, ormai molte aziende sponsorizzano le gare e, spesso, mettono in palio premi interessanti: i migliori bartender possono essere  invitati a conoscere le distillerie; a viaggiare alla ricerca di nuovi talenti da formare; a diventare giudici nella gara dell’anno seguente o anche ambassador. E chi ottiene la medaglia d’oro talvolta può ricevere pure un premio in denaro», spiega Diego Ferrari, barmanager della Rotonda Bistro di Milano. Le ragioni della diffusione e della moltiplicazione delle gare di barman? Risponde il barchef Flavio Esposito, barmanger di Boutique 12 a Milano: «Il boom delle competizioni è legato all’espansione delle multinazionali del beverage, sempre in cerca di strategie vincenti per supportare la vendita dei loro prodotti. E le gare si sono rivelate uno strumento efficace per comunicare storia, caratteristiche e filosofia dei propri prodotti». Già. E d’altro canto per i barman partecipare è senza dubbio utile. «Il confronto con colleghi di altre città, regioni o nazionalità è sempre di stimolo per ispirazione e nuove idee. E questi eventi nel segno del gioco-scontro rappresentano non solo un’occasione di incontro, ma pure di divertimento e di visibilità», racconta Diego Ferrari, che dopo oltre 15 anni di competizioni ormai partecipa solo come giurato. Se in passato ci si sfidava a colpi di tecniche e di ricette di miscelazione classica, oggi ci sono gare per ogni gusto: di mixology molecolare, di food pairing, di free-pouring… Come orientarsi in un panorama così variegato? Flavio Esposito non ha dubbi: «Ai giovani suggerisco di partecipare a contest di stampo sempre diverso e di non ripresentarsi mai nella stessa gara. Così avrete modo di capire meglio le vostre attitudini e di scegliere con maggiore consapevolezza in quali tecniche specializzarvi».
Detto questo, qual è lo spirito giusto per affrontare una gara? «Come in un esame, in una gara è essenziale la preparazione, che deve essere sia teorica sia pratica. Studiate la storia dell’azienda e dei suoi prodotti ed esercitatevi sia nella realizzazione dei drink che nella loro spiegazione orale. Una volta in gioco, però, pensate solo a divertirti. La vittoria è la ciliegina sulla torta: regala soddisfazione e stimoli, ma non deve trasformarsi nel principale obiettivo. Diversamente, è facile cadere vittima dell’ansia da prestazione», avverte Ferrari. Ne sa qualcosa la padovana Erica Rossi, 31 anni, barlady al Victoria Club di Abano Terme: «Non dimenticherò mai la scena muta durante la mia prima gara! Una bella figuraccia ma, soprattutto, un’importante lezione di vita. Dovete sapere che sono una tipa precisa, puntigliosa e meticolosa, però timida ed emotiva. Per farla breve, dopo ore ed ore di studio e di allenamento con lo scopo per presentarmi al meglio davanti ai giudici, il giorno della gara non sono riuscita a concentrarmi distratta dall’idea di fare bella figura!» racconta.

CHE COSA SIGNIFICA DIVENTARE GIURATO O AMBASSADOR
Come dicevamo prima, tra i possibili benefici, i barman vincitori di una competizione possono essere invitati a partecipare come giurati l’anno successivo. Non esistono regole fisse: gli accordi tra aziende e bartender variano di volta in volta. «Non sempre la partecipazione come giudice viene remunerata, ma talvolta le aziende ritagliano un budget per il gettone presenza o per il rimborso spese», spiega Ferrari. Quanto al ruolo di ambassador, è un’ambizione per molti bartender. Giorgio Facchinetti, terzo classificato della prima edizione di Mixologist la sfida dei Cocktail, afferma: «Per ricoprire l’incarico occorrono esperienza e solida cultura: non si diventa ambassador a 25 anni. A fronte di un limite nella libertà, essere ambasciatore comporta benefici economici e moltiplica le occasioni di viaggio». Ma Flavio Angiolillo, patron del Mag e del 1930 di Milano, mette in guardia: «Diventare ambasciatore di un brand significa sposare quel prodotto. Se davvero si è innamorati di un determinato spirit può essere un’esperienza virtuosa, diversamente la relazione può diventare soffocante. Tenete presente che se lavori con un marchio, devi rinunciare a molti altri. A me lo hanno proposto, ma ho rifiutato. Come imprenditore, con 25 ragazzi nel team, per me accettare il ruolo di ambassador significherebbe limitare la libertà del mio staff e precludere ai miei barman la possibilità di lavorare con aziende diverse».

LUNEDI' 18 GENNAIO ON LINE IL PARAGRAFO SU TALENT TELEVISI E SCENARI FUTURI!!!

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