Dall’1 gennaio 2018 la tazzina al bar costa di più. A dirlo è l’agenzia Adnkronos che, sulla base delle situazione rilevata nelle principali città italiane da Federconsumatori, parla di un aumento medio del 5,95%.
Più in dettaglio - riporta l’agenzia -, l’espresso più caro in assoluto si paga a Torino dove il prezzo arriva a 1 euro e 10 centesimi (+5,77%), ma l’aumento più alto si registra a Roma (+11,96%) rispetto all'anno scorso, dove il caffè costa in media 1,03 euro.
Ma, oltre a Torino e Roma, anche a Milano l'espresso è già arrivato sopra il tetto di 1 euro (1,08 euro; +8%) e Firenze (1,04 euro; +1,96%), e non si esclude che nel corso dell'anno aumenti altrove. Il primato in basso invece spetta a Napoli, la patria della ‘tazzulella’, con 0,91 euro (+5,81%), seguita da Palermo con 0,94 euro (+2,17%).
Aumenti ingiustificati, secondo Federconsumatori. “Non c’è nulla che giustifichi questi rincari, e non solo sul caffè ma su tutte le voci dei consumi più significativi e popolari", spiega il presidente Emilio Diafora all’Adnkronos, aggiungendo: “non mi risulta ci sia una crescita dei redditi con la stessa dinamica”. “La tassazione aumenta su tutto e si riversa sui consumatori finali” sostiene citando l’aumento delle tariffe, delle bollette, delle autostrade, come dalle cronache di questi giorni.
Di tutt'altro parere sono gli esercenti dei bar e dei pubblici esercizi per i quali "la tazzina ha viaggiato intorno a un aumento medio dell'1% nel 2017 sul 2016" come sottolinea Luciano Sbraga, direttore del centro studi di Fipe - Confcommercio. "Dal nostro osservatorio - sostiene - non abbiamo verificato particolari tensioni per il caffè al bar", anche se non esclude che nel 2018 "ci possano essere lievi ritocchi dovuti magari al costo della materia prima che viene acquistata in dollari e per un po' di ripresa dell'inflazione anche se di dimensione contenuta".