Alitalia: liberalizzazione di Linate e sì di Intesa per avvicinarsi a Etihad

Come una partira a scacchi tocca ora al Governo italiano fare la sua mossa. Che si chiama Decreto per la liberalizzazione (parziale) di Linate e nuove regole per ridurre gli spazi alle compagnie low c...

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Come una partira a scacchi tocca ora al Governo italiano fare la sua mossa. Che si chiama Decreto per la liberalizzazione (parziale) di Linate e nuove regole per ridurre gli spazi alle compagnie low cost. A dire il vero gli emiri di Abu Dhabi stanno un po’ perdendo la pazienza per questo lungo tira e molla sull’accordo per l’entrata nel capitale di Alitalia, con controparti, azionisti del vettore , banche creditrici e governo italiano che tanto parlano (e twittano) e poco fanno. Perciò i soggetti coinvolti si stanno muovendo questo fine settimana visto che, a mezzanotte del giorno che dovea essere (l’ennesimo) decisivo, la lettera di Etihad ad Alitalia non si è vista. E non è che viaggia con Poste Italiane, tra l’altro neo-azionista interessata alla questione.
Ma torniamo alle novità di oggi: il ministro dei trasporti Maurizio Lupi  paventando manovre contro l’acordo, “Credo che tutte queste indiscrezioni che si sono verificate negli ultimi periodi siano state messe in giro forse ad arte da chi ha paura e a chi fa paura l’alleanza tra Alitalia ed Etihad”, sta mettendo a punto un decreto che da un lato permetterà a Etihad di varare voli di medio raggio dallo scalo cittadino milanese, per destinazioni quali Mosca, San Pietroburgo, il Cairo, Istanbul, senza creare grandi problemi a Malpensa (ma al momento Maroni, il grande difensore dell’hub varesino non si è pronunciato) , e dall’altra cercherà di mettere nuovi paletti tra i carrelli delle compagnie low cost. Come? Nel piano nazionale degli aeroporti, citato nel Documento di economia e finanza (Def), il governo potrebbe fissare, nel pieno rispetto dei parametri europei, nuovi controlli e verifiche dell’Autorità dei Trasporti, dell’Enac e di altri strutture ministeriali su offerte di servizi, costi, tariffe, bandi di gara e altre procedure peri vettori, tra cui naturalmente anche quelli no frills.
Un’altra mossa verso le richieste di Etihad sarebbe stata fatta da Intesa San Paolo; dopo che Unicredit aveva dato il beneplacido a trasformare la sua parte di debito con Alitalia in azioni e in altri strumenti finanziari anche l’istituto guidato da Carlo Messina si starebbe convincendo nel fare lo stesso. E così Montepaschi e Popolare di Sondrio. Più difficile accettare una manleva totale sui contenziosi con Carlo Toto, ex patron di AirOne, per la multa da 38 milioni di euro inflitta ad Alitalia su alcuni aerei tricolori registrati in Irlanda e con WindJet, la cui richiesta da oltre 160 milioni di euro, obbliga il vettore tricolore a fare onerosi accantonamenti in attesa che si concluda la vicenda giudiziaria iniziata nel 2012.
Insomma. Eppur si muove, direbbero gli scienziati. Anche se con un aplomb che non piace per nula agli Emiri di Etihad. Pronti a dare un colpo di acceleratore e andarsene a caccai di altre prede in giro pe ril mondo. Lasciando così Alitalia davanti  a un tristissimo bivio; fallimento o asservimento totale al duo Air France-Klm. In attesa della Posta, seguiamo quale sarà la prossima novità in arrivo sulla negoziazione.

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